La sensibile crescita dei Maestri del Gusto dal 2002 ad oggi, racconta un territorio che, grazie alla dedizione e all’impegno dei propri protagonisti, mostra sempre di più di credere nella propria attitudine gastronomica e nel valore culturale delle proprie tradizioni. Approfondire la conoscenza del progetto restituisce sempre più netta la sensazione che il territorio torinese esprima due anime, che trovano molteplici argomenti di dialogo e confronto.

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La prima, quella urbana, la ritroviamo nei tanti negozi cittadini, nelle botteghe storiche, sui banchi dei mercati. Ed è un’anima interessata a portare avanti più discorsi contemporaneamente: la promozione della piemontesità nella proposta delle preparazioni e delle ricette più classiche; l’integrazione di elementi estranei a quest’ultima, che supportano l’idea di una realtà in movimento costante, fiera della propria identità e al contempo disposta ad arricchirla e a contaminarla; la volontà di creare, inventare, sperimentare che, probabilmente, deve molto ai tanti giovani che stanno intraprendendo nuove attività, forti anche della loro freschezza di idee; la selezione sempre più attenta delle materie prime da utilizzare, reperite quando è possibile nel raggio di pochi chilometri, a dimostrazione di un rapporto proficuo con la campagna vicina.

La seconda, invece, è quella che si esprime nelle aree rurali circostanti alla città, nelle zone collinari o nelle vallate, con un contatto diretto con la terra. È un’anima che si arricchisce di anno in anno, grazie alle tante fattorie e cascine che lavorano nel rispetto dell’ambiente, preservando il paesaggio, la biodiversità e la fertilità del suolo, mettendo sempre più in relazione la produzione alimentare ed energetica, attente al benessere animale, coraggiose nella volontà di recuperare “antichi” mestieri o tecniche produttive.

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Provare le produzioni descritte, significa approfondire la conoscenza di chi le realizza e le loro storie, diversissime le une dalle altre eppure accomunate dalla passione e dalla volontà di presentare il proprio territorio nel modo migliore possibile: perché può essere solo una visione appassionata, sensibile e lungimirante a indurre i contadini, gli allevatori, gli artigiani del gusto ad affrontare scelte di vita controcorrente, a esprimersi con prodotti eccezionali e a trattare bene un territorio che sa, a sua volta, ripagare.